Una serata con Marco Pastonesi
“Tanto si è pedalato sui pedali ma altrettanto sulla macchina da scrivere, perché non c’è sport più letterario, più poetico, più lirico e anche più divertente del ciclismo. Il ciclismo è avventura, esplorazione in continuo sconfinamento dei propri limiti, delle proprie paure, dei propri confini, un continuo scoprire di altri posti, altre persone ma anche di se stessi.”
Marco Pastonesi
Con queste parole, ai microfoni di Telegolfo, Marco Pastonesi ci spiegava il meraviglioso connubio tra parole e bicicletta.
Era il 2016 e noi avevamo avuto la fortuna e l’onore di ospitarlo al Lido La Tintarella, per la presentazione di quello che allora era il suo ultimo libro, I diavoli di Bartali.
Ricordo ancora il fascino delle sue parole. Da quel momento credo di aver letto praticamente tutti i suoi libri dedicati al ciclismo, oltre ad averlo seguito attraverso blog, articoli e racconti.
Ma quell’incontro non rimase soltanto un bellissimo ricordo.
Per l’edizione 2017 de Il Bicicletterario, Marco ci fece un regalo che ancora oggi custodiamo con particolare gratitudine: un suo contributo, donato a titolo gratuito, che scegliemmo di inserire nella prefazione della nostra pubblicazione.
Un gesto di grande generosità che, per chi come noi ha sempre creduto nel rapporto profondo tra bicicletta e parola, ha avuto un significato speciale.
A colpirmi, più di ogni altra cosa, è infatti il suo modo di raccontare il ciclismo andando oltre la cronaca e oltre il vincitore.
Il suo sguardo si ferma soprattutto su chi resta ai margini: gli ultimi, i gregari, i secondi, quelli che si staccano, quelli che arrivano quando la fotografia è già stata scattata e quelli che, semplicemente, finiscono fuori dall’inquadratura.
Pastonesi parte da una corsa, da un gesto, da una frase e cerca la storia nascosta dentro la gara.
E così la bicicletta diventa molto più di uno sport: diventa un modo per raccontare la fatica, la sconfitta, la memoria e, soprattutto, gli uomini.
La sua è una scrittura visiva, ironica, a tratti malinconica, capace di trasformare un risultato in un racconto e un corridore dimenticato in un protagonista.
Perché nel ciclismo raccontato da Pastonesi il traguardo non è mai davvero la fine della storia.
A volte è proprio da chi arriva ultimo che comincia quella che vale la pena raccontare.
E forse è anche per questo che il ciclismo, prima ancora di essere una corsa, è una storia che continua a pedalare.












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