Il ciclo della vita di Anna Paola Lacatena


 

Indomabili erano i riccioli sulla sua testa, come fossero il riverbero di pensieri che si agitano senza pausa. Era bravo a disegnare e a inventare storie.

Consapevole che gli promettevano di portarlo al mare con la sola finalità di costringerlo a mangiare le verdure, Massimo si adeguava al gioco, senza particolare convinzione.

«Se fai il bravo, ti portiamo domenica prossima».

Erano trascorse le settimane inutilmente e l’estate era ormai al suo epilogo.

Il mare.

Il rumore delle onde, gli schizzi freddi e schiumosi, il sale negli occhi nei giorni di vento, le mani come setaccio per la sabbia fina e bianca.

Solo qualche ora.

Non contestava le giustificazioni, i sempre troppi impegni, il lavoro, la distanza. Ma sentiva di non poter più aspettare.

Dalla finestra della sua stanza, avvistò, nella villetta accanto, una bicicletta. Era una vecchia mountain bike anni novanta, dal colore estroso ma essenziale nella struttura e con un’accentuata inclinazione verso il basso.

Mise a punto un piano.

Apparteneva a un ragazzo che non sembrava riservarle particolari cure, chissà se si sarebbe reso conto che qualcuno gliel’aveva sottratta.

Accadde una mattina di inizio settembre. Il sole, non ancora alto, ben si coniugò con la sua prudente ma determinata iniziativa. Prese a pedalare, pur non sapendo bene da che parte andare.

Secondo i suoi calcoli, concedendosi non più di un paio di soste, avrebbe raggiunto la sua meta prima delle quindici.

Vi arrivò per le diciotto, condotto da una pattuglia della polizia. Gli agenti lo intercettarono, esausto, sull’autostrada. Al tenace proponimento di vedere il mare, lo condussero lì dove - forte - sentì il rumore delle onde.

Per le ventidue e trenta Massimo era a casa.

La sua, ormai, da qualche anno.

La casa di riposo specializzata nella malattia dell’Alzheimer.

Il ciclo della vita.


Anna Paola Lacatena  (Taranto - 1968)

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