È ARRIVATA IN EDICOLA LA NUOVA VERSIONE DI BICICLETTE D’EPOCA!

 
Nel corso del prossimo fine settimana potrete finalmente trovare nelle edicole e sul sito Sprea la nuova versione di Biciclette d’Epoca. Una rivista più grande – sia come formato sia come numero di pagine, ben 112 – più bella, con nuove idee e nuove rubriche e che si pone l’obiettivo di rappresentare nella maniera più ampia possibile il mondo del ciclismo d’epoca, anche fuori dall’Italia. Questo BE71, infatti, sarà il primo numero a essere tradotto in inglese e venduto in tutti i paesi del mondo che supportano il sistema Amazon Kindle Direct Publishing (10 mercati principali più quello generale).

Tanti, tantissimi i contenuti che abbiamo ideato, cercando di dare la visione più ampia e chiara possibile del ciclismo vintage.
Partiamo dalla copertina, che è dedicata alla Bianchi Squadra Corse 1984 di Silvano Contini appartenente alla collezione di Carsten Rademacher premiata al Concorso d’Eleganza de @L'Eroica come miglior conservato corsa fino al 1987. Una bicicletta importante e unica che abbiamo approfondito grazie al Registro Storico Cicli e Michele Asciutti, oltre che con una chiacchierata con lo stesso Silvano Contini.
All’interno, “Oggi come ieri”, dove come sempre troverete le news di Eroica e poi la presentazione delle annate che ci aspettano per le Ciclostoriche di Lombardia e il Giro delle Regioni - Ciclostoriche 2025, con tantissimi appuntamenti. Quindi la novità delle pagine riservate alle associazioni culturali, con le iniziative di AVI - Associazione italiana Velocipedi, Nova Unione Velocipedistica Italiana, RSC e per la prima volta del Veteran-Cycle Club, importante attore inglese con migliaia d’iscritti in tutto il mondo. In coda – ma non ultima – un’intervista con l'intaggabile Matteo Zazzera, primo uomo al mondo a completare tutti i lunghi di Eroica in un anno.
Passiamo poi alla nuova rubrica “Ritratti”, che ovviamente non potevamo non iniziare con la voce forse più importante di questo mondo, ovvero Giancarlo Brocci, che in una chiacchierata che abbiamo chiamato “Confessioni di un visionario” ci ha raccontato idee e sensazioni di una vita, anche fuori campo.
Altra novità è la sezione “Percorsi”, in cui vi raccontiamo il territorio della La Belvedere Mendrisio (CH). Abbiamo voluto dare un approccio diverso alle ciclostoriche, parlando non tanto e non solo dell’evento in sé ma soprattutto del contesto – sportivo, culturale, enogastronomico – in modo da permettere a chi volesse di andare a pedalare nel Mendrisiotto tutto l’anno, sapendo anche cosa fare anche quando non si è in bicicletta. Per cui tracce GPX per il computerino (seguiteci sul nostro nuovo profilo Komoot) ma anche diversi ristoranti, alberghi e luoghi d’interesse, segnalati con tanto di mappa Google.
Quindi “Le biciclette”: tante, bellissime, interessanti, alcune portate alla nostra attenzione dalle associazioni culturali. Si parte da una Maino Supersport “Catenelle” Anni ‘50 proposta dall’AVI e raccontata da Carlo Azzini di Velocipedi e Biciclette Antiche collezione privata A&C Azzini, una delle sportive più complesse di sempre. NUVI, invece, ci racconta, grazie a Francesco Di Sario, l’incredibile bicicletta personale di Tommaso Nieddu, l’inventore del cambio Vittoria Margherita, che porta letteralmente addosso tante altre storie. Facciamo poi un salto alla fine dell’Ottocento, dove grazie a Giorgio Coreggioli abbiamo potuto approfondire una bellissima Swift Path Racer N°1 del 1898, una bicicletta enorme e con dettagli tecnici molto interessanti per l’epoca. Arriva invece dalla Francia una storia ricca di mistero, quella della bicicletta personale di Ettore Bugatti, portata alla nostra attenzione da Jean-Claude Lalleron. È in Ucraina, invece, che siamo andati a scoprire una Antonov Elin del 1997, dalla collezione di Enri Biavati, che ci ha permesso di approfondire storie di aerei e di vittorie in pista. Passiamo poi a un tributo alle MTB d’epoca con una Turner Stinger del 1999 di Gabriele Bocchi, raccontata da Fausto Delmonte con tutte le sue notevoli specifiche tecnologiche. Infine, chiudiamo con una fenomenale Monti Corsa del 1956, dalla collezione di Moreno Bianchini, premiata al Concorso d’Eleganza dell’Eroica con il Premio Fedeltà e iscritta al Registro delle Biciclette Eroiche.
In mezzo a tutte queste biciclette anche un tutorial in cui Filippo Marazia spiega, in maniera dettagliata e passo dopo passo, come restaurare in maniera conservativa una Bianchi Impero del 1939 partendo dal ritrovamento fino ad arrivare al ripristino completo.
Addentriamoci quindi nella storia del ciclismo con “Personaggi & campioni” e cominciamo con le “Parole in fuga” di Giovanni Battistuzzi, che in questo numero lanciano un ponte tra Stati Uniti e Inghilterra per un misterioso caso di furti di bici. Alessio Stefano Berti, invece, ci porta in Francia andando a scoprire la prima gara ciclistica della storia, la Parigi-Rouen del 1869, con tutti i suoi misteriosi e affascinanti protagonisti. Torniamo con la memoria ai terribili giorni in cui Fausto Coppi venne a mancare a causa della malaria grazie a Marco Pasquini, che documenta la vicenda dal punto di vista di Raphael Geminiani e dei suoi familiari, ricostruendo le telefonate intercorse in quei febbrili giorni.
Passiamo poi alla “Bicicultura” e partiamo dai libri. Il primo è “Alle origini della bicicletta – Vol. 2”, del nostro Alfredo Azzini, che racconta l’evoluzione sociale a contorno della nascita del velocipede. Il secondo è il bellissimo “The Cinelli Laser Project” di corsaclassic.com, curato da Andrea Bonfanti e Mattia Valesani, e che racconta tutta la storia dell’iconica bicicletta ideata da Antonio Colombo con schede di tutte le sue versioni. Sempre da un libro parte l’articolo di Vittorio Landucci, “L’anticavallo”, ovvero come Gianni Brera chiamava la bicicletta, traendo ispirazione da “La fin du cheval” di Pierre Giffard, che ci porta nella Parigi di fine Ottocento quando auto e bici soppiantarono la trazione animale. Diamo quindi spazio a un autore d’Oltreoceano, il canadese Christopher Morris, che attraverso un approfondito articolo illustrato alla International Cycling History Conference ha messo a confronto il cambio nel mozzo Sturmey Archer AW del 1938 con le imitazioni austriaca e svizzera, evidenziando i pericoli della pirateria. Troviamo poi di nuovo Fausto Delmonte, che stavolta ci porta sui Pirenei per raccontarci del terribile “Cerchio della morte”, ovvero le mitiche salite che hanno fatto la storia del Tour de France tra pianto e stridore di denti. Infine, last but not least, chiudiamo questo favoloso numero come al solito con la rigorosa penna di Alfredo Azzini, che illustra la “Golden Age” della bicicletta alla fine dell’Ottocento.
Un numero poderoso e ricco di contenuti, questo rinnovato Biciclette d’Epoca 71, importante anche nel formato e nelle pagine e figlio di un grande lavoro di squadra in cui è impossibile ricordare tutti ma ringraziano di cuore chiunque abbia dato un contributo. ❤
Non perdetevelo, adesso in edicola e sul sito sprea.it.

Commenti

Post più popolari