1953, IL CAMPANIA DI GROSSO: AUDACE, ARDITO, NON ANCORA TERZINO. Di Gianpaolo Porreca
È il Giro formale della ripartenza, il Campania del 1953. Remoto il primo dopoguerra, non solo nel ciclismo certo ovunque la sua precarietà, dismesso l’abito grigio in proprio del ’52, il Giro di Campania 1953 ritorna sotto l’egida originale de Il Mattino , lì dove tutto iniziò. E nel solco straordinario di Gino Palumbo, convinto per primo della inevitabilità del ciclismo, già in quell’occhiello di apertura del suo articolo che recitiamo ad occhi accesi. “Su due ruote, per le più belle strade del mondo” , e non c’erano i droni a ribadirlo. 1953, di marzo, primavera inoltrata, quella la stagione a noi dedicata, al via tutti gli italiani maestosi del tempo, Bartali e Coppi Magni e Minardi, vincitore l’anno prima, su un tracciato - via da Piazza Plebiscito, arrivo canonico all’Arenaccia - che trovava nell’ascesa della Serra il suo culmine e il setaccio agonistico. E li parte la fuga di Grosso, Gaggero, Rossello, Crespi e altri attaccanti, che scava un margi...




