BOLOGNA di SARA GALEOTTI
Mimma pedalava forte. Delle ragazze di Roncofreddo, nessuna inforcava la bicicletta con la stessa determinazione rabbiosa. Nessuna abbracciava il vento a gambe larghe, gli occhi stretti e una puntina di lingua a bere la prima goccia di sudore. Era veloce, Mimma, non bella: la prima volta in cui ce la trovammo davanti, rossa in viso com’era rosso lo straccetto legato al polso, le ridemmo in faccia. «Tci bela com e cul dea padela1», grugnì l’Ermete, ‘Spartaco’ tra i gappisti. «Lasa ‘ndè e vin olta2» disse l’Olmo, sul viso di legno la cicatrice di un sorriso. Mimma arrotolò la veste leggera dell’estate e ci mostrò le gambe: due colonne possenti, color di luna. «Con questi gambarùn3 arrivo fino a Cervia». Aveva una bella voce, sottile per com’era invece stagna lei, ragazzona da sella e da colline. «Ma te lo sai chi siamo?» «Te sei e’ gal» rispose al comandante. «E te sei e’ pizòn4» fece all’Ermete, senza mai abbassare lo sguardo. Della brigata – noi, che sparavamo ai tedeschi. Noi, che ci ...




